L'arte di Tania Bruguera: repressioni, censura e lotta per la verità
La verità anche a scapito del mondo: con questo titolo si è tenuta al PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea) di Milano, dal 27 novembre 2021 al 13 febbraio 2022, la prima grande personale in Italia dedicata all’opera di Tania Bruguera, nata nel 1968 a l’Avana.
Tania Bruguera, Estadìstica, 1996-1998, Installazione interattiva
Le opere della mostra, curata da Diego Sileo, si sono sviluppate in 5 stanze più parterre al piano terra, ed un’ultima stanza al primo piano. La mostra ha messo in luce come l’artista cubana indaghi le emergenze della realtà contemporanea restituendo, tramite il suo lavoro, la complessità e le implicazioni delle dinamiche socio-politiche della nostra era, e rendendo così la sua pratica artistica uno strumento per riflettere sulle strutture di potere e sulle ingiustizie della modernità.
Bruguera, riconosciuta come una delle attiviste più sensibili e impegnate del nostro secolo, indaga su temi quali l’emigrazione, la violazione dei diritti umani e delle minoranze, la violenza dei regimi dittatoriali, la censura ed il controllo delle masse. Rispetto a questi grandi nodi della contemporaneità, l’artista interpreta il complesso rapporto fra la comunicazione artistica e la realtà dotando l’opera d’arte di una forza attiva, facendone uno strumento di conoscenza e di trasformazione del mondo odierno; attraverso il linguaggio artistico la performer dà voce al bisogno di un intervento attivo nella politica e nella società.
La mostra è stata strutturata proponendo una sequenza di installazioni, nelle quali l’intervento e la risposta emotiva dei visitatori attivavano le sinergie richieste dalla “Arte Ùtil”, fondata da Bruguera. La sua arte performativa adotta formati in grado di analizzare le urgenze della collettività, piuttosto che i bisogni individuali del singolo: il confine tra pubblico e opera viene rielaborato, stimolando la partecipazione attiva e il coinvolgimento dello spettatore nell’opera d’arte.
L’intento di questa azione artistica vuole suscitare, contro ogni forma di indifferenza, una presa di coscienza consapevole, tramite esperienze stranianti, disturbanti ed immersive. Il titolo stesso della mostra ci racconta molto della visione critica dell’artista cubana: si tratta della risposta di Hanna Arendt, filosofa il cui lavoro è stato fondamentale per la ricerca di Bruguera, alla domanda “Ci sono motivi validi per tacere su alcune cose che sa?” durante un’intervista nel 1964 a Zur Person, trasmissione televisiva della Germania Ovest. La risposta in latino “Fiat veritas et pereatmundus” (Sia detta la verità anche a scapito del mondo) diventa appunto il titolo di una mostra che vuole mostrare che cosa intenda Bruguera con questa affermazione e come si sia fatto arte il suo impegno di dire la verità, a costo di rappresentare le violenze e le ingiustizie della condizione umana in modo crudo e senza filtri.
Ed era entrando nella prima sala, dopo aver aperto un pesante cancello di sbarre in ferro, che Bruguera esponeva l’opera ispirata alle letture di Hannah Arendt, collocando nello spazio il libro Le origini del totalitarismo, un microfono utilizzabile da parte del pubblico per la lettura del testo e una seduta su cui vivere questa esperienza.
Questi erano elementi che ricreavano nella sala l’evento avvenuto nel 2015 nella casa dell’artista a l’Avana: una lettura pubblica di oltre 100 ore del libro della Arendt, per riflettere sulla tragedia dei regimi totalitari di ogni tempo. Alle spalle di questa installazione, Donde tusideas se convierten en accionescivicas (100 horas de lectura de Los Origenes del Totalitarismo) (2015-2021), prima cosa accessibile alla vista dei visitatori che entrano, spiccava una bandiera issata con il simbolo dell’Unione Europea, le cui stelle erano collegate da un filo spinato che è stato cucito da tre sopravvissuti ai lager nazisti e da figli di deportati. Sotto questo simbolo vi era la scritta, che diventa anche titolo dell’opera inedita, The poor treatment of migrants today will be our dishonor Tomorrow (2021).
Tania Bruguera, Donde tus ideas se convierten en acciones civicas (100 horas de lectura de Los Origenes del Totalitarismo), 2015 – 2021 Perfomance e installazione, e The poor treamtment of migrant today will be our dishonor Tomorrow, 2021, installazione
L’opera, realizzata da un’azione collettiva di chi oggi rappresenta la memoria dei crimini contro l’umanità avvenuti durante il periodo nazista, diventa testimonianza e denuncia di ogni genere di filo spinato, fisico o culturale, che per Bruguera ancora oggi genera violenza, esclusioni ed ingiustizie. La narrazione spaziale e quella visiva che la mostra proponeva erano caratterizzate da un minimalismo e da una essenzialità disarmanti, contribuendo in modo sostanziale a conferire potenza espressiva all’opera, che cattura lo spettatore senza dargli possibilità di scampo. Questa scelta rappresentativa era molto evidente nella stanza tre: 22,853 the Crying Room (2018-2021).
Tania Bruguera, 22,853 (The Crying Room), 2018-2021, Installazione interattiva
L’unico elemento visivo era un timbro rosso che veniva stampato prima di accedere sulla mano dei visitatori; era la cifra, quotidianamente aggiornata, del numero delle persone che quest’anno hanno tentato di attraversare il Mediterraneo. La stanza era spoglia; dalle pareti bianche alcune piccole fessure rilasciavano un’essenza al mentolo che provocava un’involontaria ma obbligata lacrimazione istantanea. L’opera creava un luogo di “empatia forzata”, come da definizione dell’artista, in cui il valore dell’esperienza emotiva si oppone, in antitesi polemica, all’indifferenza dell’essere umano, anestetizzato oggi nella coscienza e nella sensibilità da una sovrabbondanza continua e indiscriminata di dati, immagini e informazioni.
Proseguendo al primo piano, si trovava una rielaborazione di Sin Tìtulo (l’Avana, 2000), originariamente realizzata per la Bienal de la Habana e censurata il giorno stesso dell’inaugurazione dal governo cubano. Bruguera per la sua azione artistica e politica è stata più volte, nel corso della sua vita, interrogata, posta sotto vigilanza e anche incarcerata, in quanto ritenuta una dissidente.
Per accedere all’opera si entrava in una galleria buia, che odorava di canne da zucchero in fermentazione, dove tre ragazzi cubani, spogliati di tutto e immobili, scandiscono ad alta voce i nomi degli oltre 500 prigionieri politici che affollano le carceri di Cuba. L’effetto era di proiettare lo spettatore in un ambiente che evoca, tramite degli stimoli sensoriali, la condizione in cui si trovano le centinaia di vittime, molte delle quali minorenni, tuttora segregate dalla polizia di Stato per aver manifestato pacificamente in difesa della libertà di espressione. Quelle presentate sono solo alcune fra le installazioni della mostra; è da oltre 25 anni che la forza comunicativa dell’arte di Tania Bruguera obbliga alla riflessione e alla consapevolezza, contro l’impermeabilità e l’indifferenza delle coscienze.
Benedetta Dalla Costa è una designer e ricercatrice interessata alle relazioni tra spazio, data ed essere umano, e a come queste influenzino gli habits sociali. Si laurea al Master di Information Design presso la Design Academy di Eindhoven, Paesi Bassi (2021), con il progetto Exquisite Profiles: an Archive of Valuable Identities, con il quale investiga il ruolo delle immagini nella progettazione architettonica e le loro implicazioni socio-politiche nel mondo contemporaneo. Precedentemente, si laurea cum laude in Interior Design presso NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (2018), con la tesi Serie Senza Casa: Abitare Nomade Libero da Sovrastrutture, svolta insieme a Luca Cremona.